Progetto di AZZARITI - MONARI

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 Monari/Azzariti

 

 

 

Volumetria tra le più classiche: quella a corte. I corpi Est e Sud si raddoppiano e vengono collegati tra di loro tramite ballatoi intermedi particolarmente larghi (250cm) per motivi di areazione e luce, come vedremo in seguito. Sarebbe comunque più corretto parlare di strada pedonale interna, caratterizzata da triple o quadruple altezze (che permettono un’illuminazione più diretta per le stanze che danno verso l’interno), filtri (rampicanti, elementi mobili opachi, etc.) che celano parzialmente l’interno delle camere così da garantire maggiore privacy ed aperture che danno verso la corte interna, illuminando direttamente il percorso interno (similmente a quanto fatto in un progetto a San Vicente del Raspeig da Alfredo Paya, (come ha notato il professore).

I sei parallelepipedi che vengono a formarsi ospitano rispettivamente: case per studenti (i fronti “interni” ad Est ed Ovest nonché quello a Sud), Atelier (il fonte Nord) e tipologie miste di taglio piccolo-medio (35-70mq).

Partiamo dalle prime.

Al pian terreno (dove troveranno spazio – nel fronte lungo strada – servizi comuni a tutti gli alloggi) abbiamo appartamenti singoli essenziali, estremamente piccoli sebbene completamente indipendenti (con bagno e cucina). Questi potrebbero essere presentati anche come duplex . L’ispirazione è di derivazione tedesca (gli appartamenti per studenti di Werner Wirsing a Monaco) e svizzera (gli appartamenti progettati da Le Corbusier, sempre per studenti, nel progetto del 1925 per la Citè Universitarie pour Etudiants). Ad affiancare questi alloggi, tagliati dagli ingressi verso l’interno della corte, vi saranno i servizi comuni a tutto il complesso.  

Per quanto riguarda il fronte nord. Una facciata unitaria, monolitica, quasi come fosse un muro, copre cinque duplex nei quali immaginiamo stanziarsi degli Atelier, con lucernario sul tetto e grande apertura a doppia altezza sul fronte Nord, che permetta ai passanti di “intravedere” quanto presente all’interno della corte (un esempio come tanti, l’Atelier Chana Orloff di Auguste Perret a Parigi; ma soprattutto, il Complesso di Diener&Diener lungo Hammerstrasse, a Basilea).

Citè Universitarie pour Etudiants

  

Complesso di Diener&Diener lungo Hammerstrasse, Basilea

Salendo al primo piano, troviamo che il volume destinato alle case studentesche può essere diviso in due fasce orizzontali: stanze private che danno verso la strada interna, corridoio passante interno che dà sulla corte (con la possibilità di sedute, nonché di aprire completamente le finestre durante la stagione estiva). A fare da cerniera ci sono le cucine, vetrate su entrambi i lati, permettendo così alla luce proveniente da Est o da Ovest di illuminare la strada interna. A differenza degli appartamenti al pian terreno, bagni e cucine sono in comune. I riferimenti per questa tipologia sono stati due: Michael Alder con i suoi appartamenti Freidhafweg a Riehen e Brendeland&Kristoffersen, con i loro appartamenti a Trandheim.

Sempre al piano primo troviamo un’ultima tipologia d’appartamenti per studenti, in questo caso fortemente influenzata da un’ulteriore esempio svizzero: Konz Molo und Barchi, con le loro Case per studenti a Mendrisio. In quest’ultimo caso la “strada pubblica” diviene a tutti gli effetti ballatoio lungo la facciata Sud, regolarizzando un ritmo altrimenti troppo dinamico dettato dai prospetti degli alloggi che pensiamo avrebbe contrastato troppo con gli edifici attorno. Quattro camere condividono cucina, bagno e spazi in comune. Il taglio diagonale dei prospetti Sud permette di creare situazioni comuni all’aperto lungo i ballatoi.

Case per studenti a Mendrisio                      appartamenti Freidhafweg a Riehen e Brendeland&Kristoffersen                              

 

Da un punto di vista formale, stiamo puntando ad un fronte unitario lungo le strade, che diano un’impressione statica, relativamente monolitica e che ben si integrino con gli edifici adiacenti, lasciando però intravedere una maggiore dinamicità interna. Un riferimento, forse troppo letterale e formale sul quale stiamo girando attorno, è la ripresa (come? fino a che punto?) delle diverse mura cieche che caratterizzano l’area.

L’accesso al ballatoio lungo il fronte Est avviene direttamente seguendo la rampa lungo Via degli Stradivari, che mantiene un’altezza costante da ponte Testaccio, arrivando così ad una quota +350 presso la Casa dei Ferrovieri e permettendo alle macchine provenienti da Via Castel Bolognese di passarvi sotto. Via degli Stradivari (che viene sostanzialmente divisa in due settori, uno pedonale, che si mantiene all’altezza del ponte Testaccio ed un altro carrabile, che arriva alla quota attuale dell’area di progetto) continua poi – passando attraverso il nostro edificio – per sfociare su Via Ettore Rolli.

Il nodo centrale ci sembra essere appunto questo congiungimento di diverse direttive e funzioni presso la casa dei Ferrovieri. Ci stiamo ancora lavorando, riflettendo su possibili soluzioni formali, funzionali ed i servizi da allocarvi (mensa all’ultimo piano? sala da proiezioni al pian terreno? In ogni caso, servizi inerenti non solo il nostro complesso, ma a usufruibili ed utili per l’intero quartiere). Inoltre stiamo vagliando la possibilità di rendere accessibili le gradonate della Casa dei Ferrovieri al pubblico (Monumento a Sandro Pertini a Milano, Aldo Rossi).

In ogni caso, come già detto, il corpo degli alloggi è direttamente connesso alla pedana e di conseguenza alla Casa dei Ferrovieri, rendendo così direttamente accessibile ed enfatizzando ancora di più il carattere di strada pubblica del Ballatoio.  

 

Monumento a Sandro Pertini a Milano, Aldo Rossi

Questo è lo stato di fatto. Stiamo ancora pensando se sia il caso di “tipologie miste” dentro la stessa volumetria, avendo così lo stesso ballatoio che serve case per normali famiglie e stanze per studenti. La cosa da un lato ci affascina, dall’altro ci pare sia un’inutile compromesso: togliere tranquillità ai primi e costringere a maggiore privacy gli ultimi. Stiamo lavorando per cercare di concentrare gli alloggi per studenti nei corpi ad Est e le tipologie miste per famigli nel corpo ad Ovest, elevando il volume a Sud a cerniera contenente forse i servizi per tutto il complesso?  

 

 

 

Tutto bene, per quanto riguarda i riferimenti e i propositi generali. Tuttavia seguita a non convincermi il nodo fra gli speroni della casa bombardata, il terminale della 'pedana', la strada che passa sotto e la casa sezionata: tutto è troppo convulso, denso, faticoso e complicato.

Lo spazio urbano chiede sempre di essere semplice, agibile, comprensibile.

Abbiamo iniziato a ragionare in termini più architettonici, cercando di far comunicare insieme funzione, forma, struttura.

Le volumetrie continuano ad essere quattro; abbiamo semplificato le forme e ridotto il numero di tipologie, con l’idea – in caso – di rendere il progetto più complesso una volta definita una base più strutturata.

A Nord troviamo sempre gli Atelier, la cui pianta richiama in maniera palese le Maison en serie pour artisans del giovane L.C. Due piani, spazio di lavoro a doppia altezza, scala diagonale che separa la zona lavoro dalla zona giorno al pian terreno e che collega con la zona notte posta al piano superiore. Grande lucernario sul tetto, indirizzato a Nord così come la finestra a doppia altezza coincidente con l’entrata all’interno degli edifici, permettendo di intravedere cosa accade nella corte interna.   

Ad Est troviamo una volumetria divisa e quindi servita dal ballatoio/percorso pedonale centrale. Abbiamo pensato di dedicare entrambe le volumetrie ai soli alloggi studenteschi e le relative cucine/sale comuni; il mix funzionale ipotizzato precedentemente non ci convince. Al pian terreno troviamo quindi servizi lungo Via Castel bolognese ed alloggi singoli (ma completamente indipendenti) che danno sulla corte interna. Salendo, gli alloggi vanno a posizionarsi lungo il corpo che dà sulla strada (divenendo infine duplex al penultimo piano), mentre sale comuni, cucine e spazi condivisi prendono possesso della volumetria che si affaccia sulla corte. Anche qua, il riferimento è sempre di tipo Corbusierano: le case per studenti della Citè Universitarie pour Etudiants del ’25.

Planimetria Piano Terra SC 1:200

Planimetria Primo Piano SC 1:200

Planimetria Secondo Piano SC 1:200

Alloggi studenti Piano terra e Primo Piano SC 1:100

Alloggi studenti Duplex Secondo Piano SC 1:100

Un inciso che vale per tutti i volumi compresi nell’intervento. Strutturalmente, abbiamo un modulo di 1,6 che si ripete secondo ritmi diversi (1,6 – 3,2 – 4,8) a seconda dello spazio (servito/servente; dello stare/del procedere). Formalmente, l’estetica che ricerchiamo tenta di conciliare un richiamo ai frammenti che ci hanno affascinato (le mura cieche, la casa dei ferrovieri) – attuato prevalentemente attraverso le facciate semi-cieche che proponiamo come chiusura dei fronti corti dei nostri volumi (mura non strutturali, ma attraverso le quali passano gli impianti che piano dopo piano si ricollegano ai vari servizi) – ed un’estetica che faccia risaltare la struttura degli edifici (tipica di molti edifici moderni a Roma nonché di quelli edifici dell’area). A tal proposito, matericamente immaginiamo una struttura a telaio in cemento armato, che dia l’impressione di una grande basamento monolitico al pian terreno per poi rivelarsi nel sua carattere di struttura pilastro/trave nei piani superiori. All’interno del telaio verranno poi ad inserirsi i vari alloggi per studenti e non.

Collegato con i volumi ad Est tramite larghi ballatoi, nel fronte Sud del lotto è presente una piccola casa (tre piani) totalmente in cemento armato faccia vista, all’interno della quale troviamo servizi comuni ed un ristorantino. Quest’ultimo si trova al pian terreno, rialzato di circa 50cm rispetto al livello zero. Blocco monolitico con una piccola apertura nel fronte verso strada, si apre completamente nella corte interna. Ai piani superiori abbiamo una zona comune (con cucina) ed una lavanderia.  

"Casa" dei servizi Piano terra SC 1:100

RuedesSuisses_Herzog&deMeuron 

Infine, il volume ad Ovest. Non più diviso orizzontalmente da un ballatoio centrale che serve gli alloggi, ci troviamo di fronte ad una tipologia più caratteristica dell’ambiente romano: alloggi doppio affaccio a cui si accede tramite due corpi scala centrali, ognuno dei quali serve due appartamenti (per un totale di quattro per piano).

Non sono le classiche case monofamiliari: immaginiamo degli spazi che potremmo sinteticamente definire come case/ufficio; ogni appartamento ha almeno un grande spazio comune, “indipendente” dalle zone più intime, che potrebbe ben prestarsi ad uno studio (per esempio, d’architettura, di design, etc) senza stravolgere l’intimità d’una abitazione. Come riferimento – tra i vari – citiamo le case back-to-back di Darbourne e Darke su Marquess Road a Londra. Esteticamente e strutturalmente, le riflessioni sono analoghe a quelle fatte per il volume che affaccia su Via Castel Bolognese.  

Schema sezione alloggi

Alloggio D duplex terzo e quarto piano

Alloggio C terzo e quarto piano

 Immaginiamo un intervento che coniughi insieme il mondo studentesco ed il mondo del lavoro, legandoli tra loro e legandoli a loro volta a delle residenze, così da creare un mix funzionale che riteniamo potrebbe essere interessante ed estremamente proficuo.

Infine, la casa dei Ferrovieri. Abbiamo semplificato il nodo, tagliando i ponti (letteralmente) con la strada sopraelevata lungo Via Stradivari e con il nostro volume dedicato agli alloggi studenteschi (per poi riproporli). Immaginiamo un intervento parzialmente ipogeo nell’area antistante (sala proiezioni oppure sala espositiva) che ospiti sulla copertura una piazza rialzata. Ipotizziamo la ristrutturazione della gradonata tra i due speroni: bar che da sulla piazza e altri alloggi (atelier, studi) a salire, che richiamano formalmente/visivamente quelli presenti all’interno del lotto?

 

 

Francamente, non sono affatto convinto che quel che proponete sia un miglioramento della proposta precedente; fra l'altro non c'è ancora una soluzione nel punto critico generato dal contatto fra la casa dei ferrovieri e la struttura su via Stradivari (vedi ciò che avevo già scritto). L'impressione generale è che si tratti di un collage di progetti vari, piuttosto che di un insieme coerente. Poi ho molti dubbi sulle singole parti: la casetta dei servizi è troppo piccola; le case hanno vari difetti (in qualche caso si sale fino a un livello, per poi scendere nella zona notte - gli appartamenti al centro del corpo di fabbica sono mono-affaccio, ecc.); gli studi ripresi da Le Corbusier sono ovviamente carini, ma non mi sembra abbiano la forza di animare un percorso pubblico interessante (è una fila di atelier privati piccolissimi, posta nella zona più buia del lotto, quando dovrebbero essere accoglienti, aperti al pubblico, invitanti e soprattutto inondati di luce); la casa dello studente è banale.

E’ vero, sentiamo anche noi che il progetto sia ancora molto slegato, come un “collage” di funzioni che cercano di essere tenute insieme da un’estetica comune.

La realtà, è che il mix funzionale ipotizzato all’inizio (case per studenti con relativi servizi ed alloggi residenziali) non ci convinceva e continua a non convincerci. Le “case-studio” proposte all’interno della volumetria ad Ovest sono state forse una via intermedia che ha fatto da ponte per la visione che stiamo iniziando piano piano a definire: un polo artistico alimentato da un carburante, gli studenti universitari.

Cerchiamo di spiegarci meglio e di sintetizzare alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi giorni. Non abbiamo ancora definito una pianta che vada di pari passo con le suggestioni che seguono, solo alcuni schizzi e viste tridimensionali.

Gli Atelier sono eccessivamente piccoli – è vero – sebben ci paia che non siano bui, essendo posti nella zona più luminosa del lotto (l’unica forse non in ombra a causa dell’edificio che affaccia lungo Via Panfilo Castaldi). Abbiamo iniziato a ridefinirli, dividendo in maniera più netta la zona giorno/notte da quella di lavoro, oltre a render molto più permeabile Via degli Stradivari con la corte interna.

Febbraio alle 15

Il rapporto con la strada

E’ molto diverso il modo in cui i diversi volumi si relazionano con le strade perimetrali. Ci immaginiamo un carattere monolitico, delle “mura cieche” lungo Via Panfilo Castaldi, più aperto nelle due strade perpendicolari (grazie ai negozi al piano terreno) e molto permeabile lungo Via degli Stradivari.

Ci rendiamo conto di come il progetto si giochi intorno al trittico Atelier – Via degli Stradivari – Casa dei Ferrovieri. Abbiamo cercato di rendere lo spazio molto più vivo, ridefinendo – come già accennato – gli Atelier e la funzione della Casa dei Ferrovieri. Ipotizziamo un blocco alto un piano lungo Via Castel Bolognese, all’interno del quale trova posto un ristorante indirettamente in contatto con le sale espositive all’interno della Casa dei Ferrovieri. Queste si sviluppano in altezza, lungo le gradonate, prendendo infine l’intero ultimo piano (negli altri rimangono alloggi).

Per quanto riguarda il volume su Via Ettore Rolli, vorremmo sostituire le case-studio con Atelier, oltre a tagliare (all’interno della griglia definita dalla struttura) diverse logge che permettano di intravedere l’edificio retrostante. Definiamo cosa intendiamo ed il carattere che immaginiamo per l’intero lotto attraverso un esempio: il complesso Warteck a Basilea. E’ una vecchia fabbrica di birra trasformata alcuni anni fa in polo artistico, nel quale trovano spazio Atelier di singoli artisti, studi d’architettura, di design, grandi sale per corsi di danza, di scrittura creativa, di scultura, di cucina, spazi per l’editoria oltre a molti spazi espositivi per gli artisti che ci vivono e lavorano. Una volta l’anno è anche sede di rassegne artistiche internazionali.

 

Vorremmo tentare di riproporre, adattandola alla nostra scala ed al nostro contesto, una realtà di questo tipo. Il volume ad Est – gli alloggi per studenti -  raddoppierà il numero di camere, dal momento che immaginiamo di trasferire tutti i servizi nel corpo lungo la facciata Est, allargandolo di conseguenza.

L’atmosfera che ci immaginiamo è quella di una commistione tra il mondo dello studio accademico/universitario (la facoltà d’architettura, delle belle arti e la scuola di musica di Testaccio), amatoriale (corsi legati alle arti), il mondo del lavoro (atelier d’artisti, studi d’architettura) e l’esposizione nonché - in caso -  la vendita di quanto “prodotto”.

Pensiamo possa essere una realtà che ben si colleghi con quella oltre-ponte, creando due poli strettamente connessi.

Abbiamo portato avanti il progetto cercando di seguire le linee guida pubblicate nel messaggio precedente. Proponiamo una breve sintesi di quanto è fuoriuscito dopo la revisione di oggi. Innanzitutto, pensiamo di far fronte alla mancata unitarietà dell’insieme attraverso la tettonica: setti murari ( o una sistema a telaio in cemento armato che dia comunque quest’impressione) che seguono una direzione: quella Est-Ovest. Il passo strutturale è di 4,25m. Ci siamo resi conto durante la revisione di come questo sia una via di mezzo che creerebbe diversi problemi nell’ipotesi di un parcheggio sotterraneo. Cercheremo di lavorare su un sistema a due/tre campate – più grandi e più piccole.

 

Dal punto di vista funzionale, al pian terreno immaginiamo servizi per studenti (lavanderia, sale lettura, cucine, bagni, sale comuni, una piccola sala per le proiezioni, etc) nelle volumetrie a Nord, Sud ed Ovest. Il volume ad Est consiste invece di diversi Atelier, fruibili tanto da artisti/artigiani professionisti quanto da amatori della materia in orari differenti. Entrambi (servizi ed Atelier) presentano una copertura a volta (visibile nella corte interna, celata lungo i fronti strada). Una pavimentazione segna il percorso adiacente a quest’ultimi (perpendicolare all’andamento dei setti murari), segnando alcune direzionalità precise all’interno del lotto e collegandolo con la Casa dei Ferrovieri. Questa diverrà una galleria d’arte/sala espositiva connessa con il lavoro svolto nei laboratori artistici/case studio/atelier del lotto e con quello degli studenti oltre-ponte.

L’ultimo piano dell’edificio verrà trasformato ripensando la copertura (in questo momento, abbiamo ipotizzato un qualcosa di simile ad un intervento di Caruso St.John).

Tornando alle nuove costruzioni. Ai piani superiori: case per studenti nella volumetria ad ovest, case studio ed Atelier per artisti in quella ad Est. Infine, discorso a parte per quanto riguarda l’edificio che affaccia su Via Panfilo Castaldi: ipotizziamo un servizio tipo Vertecchi/Fabriano, una grande cartoleria che prenda due o tre piani di una campata.

Riportiamo qui alcuni sviluppi recenti del progetto

Innanzi tutto abbiamo modificato il passo strutturale dei "setti" da 4,25 a 5 m cercando sempre di porci in continuità con le dimensioni del palazzo dei ferrovieri. Abbiamo definito maggiormente le distribuzioni e gli spazi dei diversi piani, al piano terra potremmo sintetizzare il nostro impianto come un sistema di due corti, una strettamente in relazione con la realtà studentesca e una con i laboratori e la galleria d'arte all'interno del palazzo dei ferrovieri, queste due corti  potrebbero differire con una leggera variazione di quota.

Vi è qui anche un' ipotesi del parcheggio/percorso di via degli stradivari in cui riprendiamo il tema del muro del resto dell'impianto a cui applichiamo un'angolazione differente, questo rendo complesso l'attacco con la biglietteria di fronte al palazzo dei ferrovieri, questo è un nodo che intendiamo approfondire maggiormente sia per la sua complessità sia per la sua posizione rilevante all'interno del progetto.

PIANO TERRA

PRIMO PIANO

SECONDO PIANO

TERZO PIANO

QUARTO PIANO

Attraverso un modellino abbiamo cercato di calibrare meglio le altezze rispetto al rapporto dei nostri edifici con quelli nelle vicinanze, la nostra intenzione è che il palazzo dei ferrovieri e l'edificio a sud del nostro lotto contribuiscano alla definizione dello spazio della corte interna, mantenendo i due corpi dei servizi ad 1 piano (quello a nord) e 2 piani (quello a sud) si permette così la percezione di questi due

Pensiamo possa essere interessante l'introduzioni di alcuni setti inclinati per poter connettere le differenti altezze dei nostri edifici e per poter dare l'impressionne da più punti di vista di un dialogo tra il nostro intervento e il palazzo dei ferrovieri

 

 

Alloggi Studenti

 

Case/Studio_PT

 

Case/Studio ed Atelier

Atelier

Proponiamo uno vista dettagliata degli alloggi. Innanzitutto quelli per gli studenti, che trovano spazio al Primo, Secondo, terzo e quarto piano del corpo ad Ovest. Poi le Case Studio e gli Atelier (entrambi duplex, che trovano posto al primo, secondo e terzo piano del volume ad Est, incociandosi quindi al secondo). Immaginiamo il primo piano del ballatoio di questo corpo come una "seconda strada semipubblica", che distribuisca nelle diverse case-studio.

Riportiamo alcune modifiche avvenute nell’ultima settimana.

Innanzitutto, l’accesso al lotto lungo Via degli Stradivari.

Riprendendo l’idea esposte agli albori nel Masterplan, ossia quella di ricollegare la realtà al di la del ponte (Facoltà d’architettura, di belle d’arti, MACRO, etc) con il nuovo complesso che intendiamo realizzare, abbiamo pensato a Via degli Stradivari come un’estroflessione delle nuove gallerie che intendiamo realizzare all’interno della Casa dei Ferrovieri.

Il riferimento più diretto è l’Ile du Vassivierre, dove il Museo d’arte Contemporanea di Aldo Rossi risulta completamente circondato dal “Bois des Sculptures” (un fitto bosco in cui trovano posto diverse opere del museo); ma anche Gibellina (non tanto la città, quanto la Mostra d’Oltremare, con le sculture all’aperto di Mimmo Paladino (la montagna di Sale), o ancora il Paul Klee Zentrum di Renzo Piano, dietro il quale – in una piccola radura – sono radunate diverse sculture attorniate dal verde.

Aldo Rossi - Centre Internationale d'Art et paysage

Mimmo Paladino - Montagna di Sale (Gibellina)

Abbiamo quindi tripartito la strada. Partendo da Nord, troviamo una zona carrabile (con parcheggi a strisce blu, del quartiere) che ricollega con Via Castel Bolognese ed il parcheggio “Le Garage”), una pedana rialzata che porta dalla quota +3.50 del ponte testaccio a +4.20 del primo piano del nostro complesso) ed un strada pedonale (collegata alla pedana tramite una gradonata). Sopra la pedana (pedonale/ciclabile) troviamo diverse sculture ed opere del Museo, poste tra i diversi aceri che intendiamo piantare; al di sotto, il parcheggio del Museo, con diverse uscite pedonali a Sud e l’uscita carrabile ad Ovest.

Pianta Pian Terreno

Pianta Primo Piano

 

 

 

 

 

La pedana è poi collegata tramite un ponte pedonale al tetto del bar antistante il museo. Da qua, è possibile scendere alla quota +0.00 tramite una rampa (per il museo) oppure percorrere il primo piano del volume ad Est del lotto, la “strada pubblica” sopraelevata lungo la quale intendiamo disporre le diverse case studio.

 

Altre novità riguardano l’aspetto materico scelto. Il basamento lo immaginiamo in pannelli di cemento facciavista trattato in maniera brutalista, con gli assi di legno della cassaforma evidenti. Nei prospetti Est ed Ovest prevediamo un aspetto più regolare, in cui la struttura in cemento risulta evidente, completata a sua volta da i blocchi degli alloggi in mattoni forati “spezzati” (che richiamino l’estetica degli edifici antistati in maniera più dinamica, così da differenziarsi).

Vitra Museum _ Herzo&deMeuron

Prospetto Est

 

 

I prospetti laterali sono invece trattati con aperture irregolari, quasi come fossero dei dipinti da comporre.

Il resto del complesso, a parte modiche minore, rimane simile a quanto esposto nei post precedenti.

Pubblichiamo qui i recenti sviluppi del progetto in vista della revisione di lunedì.

L'operazione chiave che ha conseguentemente portato ad alcuni cambiamenti è stata la rimozione del corpo ad un piano sul fronte del palazzo dei ferrovieri, siamo passati dal concepire la corte come un luogo intimo per gli studenti ad una corte urbana. Per sostenere tale ipotesi abbiamo deciso di intervenire al piano terreno del palazzo dei ferrovieri e abbiamo cambiato la funzione del corpo a sud parallelo a questo.

Nel palazzo dei ferroviari abbiamo quindi previsto al piano terreno un ristorante ed un bar (lasciando invariati gli alloggi a Nord) in relazione con l'attività espositiva della galleria d'arte che si sviluppa in testa e all'ultimo piano dello stesso edificio.

Per la funzione del corpo a Sud abbiamo preso come riferimento il progetto “Kino Xenix” a Zurigo dello studio Frei Saarinen, un modesto bar-pub che ospita al suo interno anche una piccolo cinema, scelto non tanto per le sue qualità formali quanto per la vitalità che deriva dalle sue funzioni.

Preediamo al piano terra delle funzioni analoghe estese su tutta la lunghezza del corpo, tali attività sono servite da una fascia organizzata prendendo spunto dai “muri abitati” dello studio Aires Mateus.

"investigation center "  Aires Mateus

Questa scelta è stata fatta all'interno dell' elaborazione di uno dei temi principali del nostro progetto, il muro, che si sviluppa nei restanti corpi analogamente alla “forma strutturale cava” utilizzata da Louis Kahn  in alcuni progetti tra cui casa Esherick.

 

Per quanto riguarda il nodo tra la pedana di via degli Stradivari, palazzo dei Ferrovieri e l'edificio a corte abbiamo formulato due ipotesi, entrambe cercano di dare seguito allo sviluppo formale o dell'edificio corte o della pedana.

Il nostro intento è però quello di raccogliere-connettere entrambi in un' unica soluzione.

Ipotesi 1- riprende formalmente l'edificio a corte, Piano Terra e Primo Piano

Ipotesi 2- Prosecuzione formale della pedana, Piano Terra e Primo Piano

 

Pubblichiamo qui le modifiche del progetto successive all'ultima revisione. Abbandonando l'idea di coniugare formalmente l'edificio a corte con la rampa abbiamo optato per una scelta formale più semplice, eliminando i raccordi con il palazzo dei ferrovieri.

Piano terra

Nella pianta qui presentata intendiamo anche evidenziare gli affacci pubblici al piano terreno degli edifici del contesto, per poter così meglio mostrare lo spazio di relazione tra questi e il nostro progetto. Questo lavoro non è ancora finito, la parte realizzata sono i negozi del lato Sud di via degli Stradivari

Primo piano

 

Riportiamo qui anche alcune prime prove di rappresentazione prospettica e assonometrica dell'impianto generale

Come d'accordo, pubblichiamo la sintesi del progetto presentato all'esame