Seconda Relazione - parte 1

Relazione sui lavori svolti dagli studenti del corso Tecniche parametriche di Progettazione A.A. 2010/2011)  –  parte 1

 

Giuseppe Di Fabio: Coperture curve

 

Il progetto ha preso in considerazione un argomento complesso, una famiglia di coperture non piane, caratterizzate da luci notevoli (decine di metri), sviluppate nel corso del 20° secolo e realizzate, nei primi prototipi, mediante calcestruzzo armato di spessore ridotto. Le coperture della stessa famiglia sono attualmente realizzate mediante tensostrutture e Giuseppe ha iniziato una coraggiosa attività di modellazione parametrica tramite REVIT. Nei commenti, foto e figure di schermate REVIT sono ben descritti i vari passi logici ed al termine della presentazione è mostrata una figura interessante, chiamata nesting. Nel nesting Giuseppe compie un ribaltamento metodologico: abbandona la formula matematica (funzione trigonometrica) che ha generato la superficie e “disegna” una curva sinuosa interessante di cui purtroppo non fornisce spiegazioni sui motivi ispiratori che lo hanno condotto a formulare la proposta di nesting.

Gli “esperimenti” concettuali condotti da Giuseppe e sviluppati per proporre una tecnica costruttiva della superficie trigonometrica non sono stati finalizzati a causa dell’errata ipotesi di partenza (lavorare per sezioni verticali), ipotesi dovuta alla scarsa esperienza di Giuseppe, non certo causata da scarsa volontà od incuria.

Il task scelto da Giuseppe è difficile e merita un proseguio, elenco una breve lista di suggerimenti e messe a fuoco.

Dobbiamo definire il campo di applicazione della struttura (dimensioni x, y, z), il budget, l’obiettivo (ombreggiare, proteggere dalla pioggia, mero decoro ?), il livello tecnologico.

Operate queste scelte potremo sviluppare sino in fondo un modello parametrico e formulare un progetto esecutivo realistico, che simuli una commessa di lavoro proveniente dal “mondo reale”. 

 

Elena Valik: Stazione per autolinee a copertura piramidale

 

Il progetto presentato da Elena è sofisticato e merita uno sviluppo ulteriore in due direzioni: architettonico (relazioni forme/funzioni) e tecnologico: scelta dei componenti costruttivi, distribuzione dell’acqua piovana, fondazioni, budget,ecc.

Questo progetto può essere un utile case study per mostrare le relazioni tra scelte formali (copertura a piramidi) e difficoltà tecnologica (meno pilastri ho più sofisticato risulterà il sistema di distribuzione della forza peso e delle controventature necessarie ad evitare lo scoperchiamento della copertura). L’invitabile natura iterativa del lavoro di progettazione tra i due poli (architettonico e tecnologico) può mostrare in pieno la potenza delle tecniche parametriche di progettazione. Spiegherò questo punto in dettaglio con un rimando alla statistica.

Le tecniche statistiche sviluppate nel periodo 1820/1960 hanno fornito potenti strumenti di indagine per l’analisi del mondo reale, della manifattura e delle tecnologie in generale. Gli urbanisti da poco tempo hanno iniziato ad utilizzare le tecniche statistiche, gli architetti devono iniziare. Suggerisco di essere pionieri in questo settore e propongo di applicare le tecniche statistiche di experimental design al case study proposto da Elena.

Quando un progettista vuole esaminare le possibili varianti di un progetto di solito usa la sua esperienza, il caso, e molti disegni ! Le tecniche di experimental design ( dimostratesi essenziali nell’ottimizzazione dei processi produttivi e nello studio di campi della fisica difficili ) ci suggeriscono di individuare i “master parameters” del progetto (devono essere variabili quantitative), identificare gli estremi di variabilità di tali parametri, individuare una funzione da massimizzare (la qualità architettonica può essere misurata) ed eseguire pochi, mirati, esperimenti (nel nostro caso progettare poche occorrenze dello stesso progetto) che ci permettono di “spazzolare” l’intero spazio dei possibili progetti evitando allo stesso tempo di produrre quintali di disegni. Il Prof (Stefano Converso) ci spiegherà il metodo usato nella scuola di New York City negli anni 1960/1970’ ove lo studio di un grattacielo avveniva disegnando, con un package di CAD rudimentale, decine e decine di varianti di un grattacielo, ottenuti con metodi “ingenui” ove le variabili erano: il numero di “buchi”, il numero delle rientranze, l’altezza, il rapporto profondità/larghezza.

Tali operazioni richiedevano giorni, e la scelta finale ricadeva su un’occorrenza che veniva scelta utilizzando la dannata conoscenza tacita degli architetti. Ovviamente i modelli sviluppati erano dei semplici scatoli e non venivano esaminate altre variabili fondamentali: costi, tempi di esecuzione, latitudine del progetto.

Utilizzando la metodica delle tecniche parametriche e semplici tecniche statistiche possiamo, nei tempi consentiti ad un corso universitario, individuare le varianti (poche) del progetto della stazione delle autolinee caratterizzate da elevata qualità architettonica.

Un passo successivo potrà prevedere l’inquadramento della stazione in un contesto urbano già esistente o da progettare ex novo. Ma questa è un’altra storia.

La prossima settimana posterò la seconda parte della relazione.

Gruppo di lavoro:
Maurizio Mazzer



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