Seconda relazione - parte 2

Relazione sui lavori svolti dagli studenti del corso Tecniche parametriche di Progettazione A.A. 2010/2011)  –  parte 2

Valeria e Stefano Guarnieri : pensilina a pilastri e travi (superficie rigata)

Considero il lavoro svolto da Valeria e Stefano un case study da analizzare con molta attenzione; le attività svolte sono emblematiche delle potenzialità, dei limiti e dello stile di lavoro che il metodo di progettazione parametrico impone.

L’obiettivo finale del progetto è progettare una copertura “leggera” modulare, ottenuta mediante l’assemblaggio di copie multiple (moduli costruttivi). Tale scelta contiene i costi ed emula il classico uso del mattone usato nella città storica. Lo step successivo è cercare in REVIT una famiglia di strutture già pronta o da assemblare, il gruppo sceglie di assemblare un nuovo elemento modificando “pezzi” disponibili.

Utilizzando un linguaggio ottocentesco l’elemento assemblato assomiglia ad una bilancia (insieme pilastro-braccio); esso,con un interessante gioco di incastri, verrà messo “in fila” e sarà connesso con tranci di lamiera che costituiranno la copertura. Il progetto diviene complesso e le due persone che vi collaborano si trovano a dover rincorrere i problemi: avrebbero dovuto tralasciare il task della progettazione delle lamiere e concentrarsi sulla parametrizzazione del set pilastro-braccio.

Un altro attore entra in gioco: come disporre gli elementi che sorreggono i tranci di lamiera ?

 Si restringono (saggiamente) gli scenari possibili e si opta per un pattern rettilineo od un pattern circolare; in questa scelta viene tacitamente dato per scontato che la pensilina sarà disposta su un piano parallelo all’orizzonte (questa è un descrizione poetica la descrizione corretta è piano ortogonale alla direzione del campo gravitazionale locale), ovvero sono esclusi luoghi caratterizzati da gradini o piani inclinati od altro.

Senza averlo purtroppo dichiarato in modo esplicito il gruppo “invoca” un altro componente tettonico della copertura: l’orientamento dei bracci rispetto il pilastro (un grado di libertà per ciascun elemento pilastro-braccio). Vincoli costruttivi e di buon senso suggeriscono al gruppo di ammettere una variazione dell’angolo (tra braccio e pilastro) tra i vari elementi di pochi gradi ma non viene mai dichiarato il vincolo fisico che limita la forchetta ammissibile dell’angolo: gli estremi del braccio non possono ghigliottinare i passanti che si muovono nei press della pensilina!

Tale passo completa la lista delle caratteristiche tettoniche della pensilina, il passo successivo della relazione tra il pattern dei pilastri e la variazione dell’angolo pilastro-braccio avviene quasi automaticamente nella parametrizzazione del progetto; tale relazione era presente, implicita, nella testa dei componenti il gruppo, una volta esplicitata è pronta per essere sfruttata e fornire le molteplici occorrenze di forme. Vedremo, nel prossimo corso, come descrivere da un punto di vista matematico le relazioni tra i pattern dei pilastri ed i valori degli angoli dei bracci, vedremo come “tradurre” le pensiline in punti di uno spazio astratto, vedremo come ci si muove agevolmente in questo spazio astratto e vedremo come l’esplorazione nello spazio astratto dei parametri permette di individuare velocemente (senza disegnare chili di varianti) gli estremi tettonici della pensilina.

Gli esempi che andremo ad esaminare simuleranno quello che avviene nella testa di una/o brava/o architetta/o, vedremo come la scelta tra le varie opzioni può essere eseguita dal discente in poco tempo e dimostreremo come il passaggio mentale  dalla forma fisica delle pensiline allo spazio astratto dei parametri del progetto (andata e ritorno) può essere acquisito come qualsiasi attività fisica.

La piegatura delle lamiere descritta nel post non è corretta, vedremo come affrontare questo task tenendo in conto le tecniche reali di taglio, piegatura e preparazione delle lamiere. Questo task ci permetterà di affrontare un problema che è stato dibattuto nella lezione magistrale di Greco, ovvero il problema del giunto e dell’errore di misura; dietro questo problema si cela un mondo grande quanto la terra, ma questa è un’altra storia.   

La prossima settimana posterò la terza  parte della relazione.

Gruppo di lavoro:
Maurizio Mazzer



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